Sangue e dolore

dott. Agostino Menditto

 
 
 

La vita di ogni essere umano inizia tra il sangue e il dolore della madre, sia che si tratti di parto spontaneo, che di taglio cesareo, ed è solo grazie all’anestesia che si può agire sulla componente dolorosa. Se facciamo rapidamente mente locale alla patologia ginecologica, ci rendiamo conto che la maggior parte dei disturbi è legata ad uno o ad entrambi questi elementi. Sia il sangue che il dolore possono generare ansia, così come l’ansia, può a sua volta, essere alla base di disturbi ginecologici legati al dolore e/o alle alterazioni mestruali.

Il sangue per la donne ha una grande valenza. La regolarità del ciclo mestruale è un orologio fondamentale che scandisce il tempo della loro vita durante l’età fertile. Qualsiasi alterazione può arrivare ad essere destabilizzante aldilà dell’effettivo significato clinico che riveste. Per tale ragione non bisogna mai sottovalutare quanto riferito dalla donna, soprattutto quando riteniamo che il disturbo non sia rilevante. È importante, invece, comunicare alla donna che comprendiamo che per lei l’alterazione del ciclo rappresenta un serio problema, solo a quel punto ella accetterà di essere tranquillizzata nel caso in cui l’alterazione effettivamente non abbia importanza clinica. Il sangue può tranquillizzare o preoccupare a seconda delle diverse situazioni. La “mancanza” può essere motivo di gioia per chi una gravidanza la attende, magari da tempo, così come, per lo stesso motivo, può generare angoscia in un’adolescente o in donna che ha relazioni extraconiugali. Allo stesso modo in età più avanzata la mancanza può generare ansia in chi teme l’arrivo della menopausa o sollievo in chi magari è affetta da utero fibromatoso metrorragico è spera così di evitare un intervento.

Storicamente la donna mestruata è stata oggetto di diverse considerazioni. Agli albori della civiltà la donna era oggetto di venerazione in quanto capace di procreare (non era ancora evidente che il maschio potesse avere un ruolo) e presentava un fenomeno ciclico che era la fuoriuscita del sangue che ripercorreva altre ciclicità presenti in natura come le fasi lunari. Le società erano matriarcali e alle donne erano attribuiti poteri magici e sovrannaturali e in particolare i giorni delle mestruazioni erano considerati sacri, tanto che il sangue era celebrato con riti religiosi che sono sopravvissuti anche in epoca patriarcale. Il predominio dell’uomo sulla donna, che ha caratterizzato gran parte della storia dell’umanità, ha successivamente fatto attribuire un significato di impurità alla donna mestruata. In diverse culture a diverse latitudini esistono credenze popolari che non permettono alla donna mestruata di adempiere a varie occupazioni. Ad esempio in “quei giorni” non si possono toccare le piante perché muoiono, non si può montare la panna perché si inacidisce, non si possono fare le conserve di pomodoro altrimenti vanno a male, non ci si può fare il bagno o la doccia. Molte di queste credenze persistono ancora oggi, soprattutto in alcuni contesti sociali e in alcune realtà geografiche e in generale la donna cresce con un sentimento molto contrastato riguardo al proprio ciclo proprio a causa di questi condizionamenti culturali. Una svolta per i tabù legati a questo discorso è stata la diffusione degli assorbenti. I mezzi di protezione mestruali hanno, infatti, finalmente permesso alle donne di ridurre notevolmente i disagi legati al flusso che condizionavano la vita sociale e lavorativa nei giorni critici. Non è da sottovalutare, inoltre, l’impatto mediatico dovuto agli spot pubblicitari che hanno permesso di valorizzare e anche, forse, di banalizzare il discorso sulle mestruazioni, contribuendo a superare le suggestioni che ancora oggi influenzano la donna rispetto al proprio ciclo.

Il dolore, nella grande varietà rappresentata dalle algie pelviche, sia acute che croniche, associato o meno alle turbe della mestruazione, è forse la causa più frequente per la quale una donna si rivolge al ginecologo. La definizione dell’O.M.S. descrive il dolore come una spiacevole esperienza sensoriale ed emozionale associata ad un danno tissutale presente o potenziale o descritta in tali termini. Il dolore è sia una sensazione, cosciente consapevolezza di uno stimolo doloroso, sia una esperienza emozionale, intensa sensazione di sconforto che porta ad un comportamento reattivo; è sempre una esperienza soggettiva ed è ciò che la paziente riferisce. La “percezione” della intensità del dolore, infatti,  non è proporzionale al tipo e alla estensione del danno tissutale, ma dipende dalle interazioni di impulsi nocicettivi e non-nocicettivi nelle vie ascendenti, in relazione alla attivazione di sistemi discendenti dolore-inibitori. Ciascun paziente ha la propria soglia del dolore, il miglioramento del sonno, del tono dell’umore, l’empatia, la presenza, l’ascolto possono alzare la soglia individuale del dolore, mentre l’astenia, l’insonnia, l’ansia, la paura, la tristezza, la depressione, l’isolamento e lo stress possono abbassarne la soglia.

Sia l’ansia, sia il dolore possono essere considerati secondo prospettive molto differenti. Tutti i multiformi aspetti dell’ansia e del dolore rappresentano altrettante facce di un medesimo problema. Una corretta chiave di lettura è quella di considerarli come segnali di condizioni abnormi di funzionamento dell’organismo e le loro varie modalità di interazione possono essere considerate come meccanismi finalizzati ad ottimizzare le capacità di adattamento.

Il significato di segnale del dolore è evidente. La minaccia legata al dolore è in genere caratterizzata da un messaggio di pericolo per l’integrità fisica dell’organismo e per la sua sopravvivenza. Il significato generale dell’ansia è invece più mediato e complesso. L’ansia, infatti, può comparire in situazioni dove la minaccia appare del tutto sproporzionata alla reazione, o dove la minaccia è apparentemente assente o dove comunque la minaccia non sembra avere nessun rapporto con la compromissione dell’integrità fisica e con la perdita della vita. D’altra parte, il vissuto soggettivo più caratterizzante gli stati d’ansia è proprio la sensazione di minaccia e di pericolo e i correlati biologici delle condizioni d’ansia acuta (ad esempio degli attacchi di panico) sono molto simili a quelli delle condizioni di minaccia per l’incolumità fisica e per la vita.

Al di là del vissuto e del significato soggettivo, ansia e dolore possono essere considerati nel loro significato di messaggi interpersonali. I correlati comportamentali di questi due stati emozionali possono, infatti, assumere, se esaminati nel contesto sociale, il significato di precise richieste di aiuto e di soccorso che, ove soddisfatte, possono migliorare le capacità di adattamento e di sopravvivenza.

Stress, ansia e dolore appaiono come fenomeni strettamente interconnessi nei meccanismi finalizzati ad ottimizzare le capacità di sopravivenza dell’organismo. Le alterazioni di questi rapporti e la disregolazione di questi meccanismi possono condurre a varie condizioni psicopatologiche e ad una compromissione dei programmi basali di sopravvivenza.



Agostino Menditto, Paolo Menditto. Sindrome Premestruale e Disturbi Ginecologici. Carocci Editore, Roma, 2009


Pubblicato il 5 marzo 2011


Vedi anche:

Ansia e donna

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