Psiche e infertilità

 
 

Non può essere sottovalutata l’interazione reciproca tra cause psichiche e cause organiche caratteristica delle condizioni di sterilità.

Non è stato ancora chiaramente stabilito se lo stress psichico contribuisca alla sterilità o sia una conseguenza di periodi di sterilità prolungati.

Da una parte, infatti, è noto come alcune condizioni quali lo stress o alcuni fattori in grado di interferire con la sfera psicoemotiva possano alterare, anche senza impedire, meccanismi biologici molto sofisticati come l’ovulazione, inducendo una temporanea e reversibile situazione di sterilità.

D’altro canto, l’eventuale presenza di un’alterazione funzionale od organica, non esclude la dimensione psicologica del sintomo.

La teoria della risposta allo stress potrebbe, in ogni caso, ben spiegare il ruolo che possono rivestire ansia a stress nell’infertilità. La presenza di una situazione, che è riconosciuta dall’organismo come un pericolo fisico o psichico, può attivare l’asse corticotropo e inibire il corretto funzionamento dell’asse gonadotropo. In tale situazione una reazione di difesa evita il concepimento fintantoché non si ristabilisce un equilibrio. In tal modo ben si spiegherebbero quelle situazioni in cui la coppia trova la fertilità nel momento in cui acquistano casa, o non vivono più insieme a genitori invadenti. A volte le cause dello stress possono essere lampanti, ma spesso sono più subdole e difficile da identificare. Può essere la stessa ansia di desiderare un figlio che non arriva che può instaurare un circolo vizioso che crea il blocco della fertilità. La presenza di stati di angoscia per la paura di non avere figli può determinare in alcuni soggetti l’insorgenza di quadri ansiosi che, se particolarmente intensi, richiedono uno specifico trattamento. A conferma di questi meccanismi vi è l’evidenza di tutte quelle coppie che hanno concepito spontaneamente un figlio solo dopo che ne avevano adottato un altro.

Il “clima” della coppia è, pertanto, un fattore importante ai fini della funzione riproduttiva, come dimostrato dal fatto che un clima familiare caratterizzato da un’elevata espressività emozionale negativa facilita l’instaurarsi di condizioni sfavorevoli al concepimento. Nel contesto della coppia, infatti, fattori psicologici individuali, familiari, lavorativi e sociali appartenenti a due unità distinte possono determinare, se non ben equilibrati, condizioni di disagio e possono concorrere allo sviluppo di vere e proprie patologie di coppia.

Il problema della sterilità, quindi, una volta esclusa la presenza di patologie organiche, va affrontato dal punto di vista psicologico su due piani distinti, a livello individuale e a livello di coppia.

A livello individuale si cercherà di valutare la presenza di personalità che possono ostacolare, in maniera più o meno inconscia, la fertilità. A tale proposito, particolare significato possono assumere aspetti quali la dipendenza, la fragilità, la scarsa propensione all’assunzione di responsabilità, l’angoscia derivante dall’idea di non essere in grado di portare a termine una gravidanza o di non saper essere “una buona madre”. Su tali elementi possono, inoltre, influire pressioni esterne come la necessità, per fattori culturali, di avere al più presto un figlio.

A livello della coppia risulta più difficile comprendere i fattori psicologici che possono condizionare la fertilità. Oltre alle caratteristiche del rapporto di coppia, al grado di affinità dei coniugi e alla loro predisposizione all’accoglienza di un altro essere umano, entrano in gioco altre variabili non sempre di facile identificazione e gestione. Vi possono essere, come citato prima, forti condizionamenti esterni, come la presenza di figure genitoriali particolarmente intrusive.

Per tali ragioni, un approccio psicosomatico alla sterilità appare appropriato; la tempestiva individuazione dei fattori psicologici  che possono condizionare il grado di fertilità appare, infatti, una condizione indispensabile per l’impostazione di  interventi risolutivi. È anche opportuno sottolineare che spesso esistono forti resistenze al cambiamento e che non sempre la coppia è consapevole del proprio disagio e quindi disponibile a mettersi in discussione.

Un atteggiamento prudente da parte del ginecologo può favorire l’acquisizione di tale consapevolezza, attivando con gradualità quei meccanismi psicologici positivi che possono favorire la risoluzione o una migliore gestione delle problematiche individuali e di coppia.


Pubblicato il 6 gennaio 2011






 

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