Ansia e donna

dott. Agostino Menditto

 
 
 

Definizione di ansia

Il fenomeno ansioso è largamente rappresentato, ma, nonostante ciò, non vi è una definizione univoca  di questo stato affettivo così generale e radicato nella natura umana. In sostanza, si potrebbe descrivere come una sensazione di timore, inquietudine e apprensività in assenza di reali cause oggettive che giustifichino tali sentimenti, accompagnata da comuni manifestazioni fisiche di paura.

Sebbene un certo grado di ansia sia parte integrante ed inevitabile dell’esperienza umana è bene focalizzare l’attenzione medica sull’ansia patologica, con i suoi risvolti spesso molto dolorosi, differenziandola da quell’ansia “fisiologica”, classificabile come “reazione d’allarme”, che riesce anche potenziare le capacità operative di un soggetto nel risolvere un’azione.

I disturbi d’ansia includono: l’ansia generalizzata, i disturbi da panico, l’agorafobia, le fobie specifiche, i disturbi ossessivo-compulsivi e il disturbo post-traumatico da stress.


Epidemiologia e storia

Dall’epidemiologia risulta chiaramente che i disturbi d’ansia sono ampiamente più frequenti nella popolazione femminile rispetto a quella maschile. A tale proposito non bisogna dimenticare la lunga storia di associazioni tra problemi ginecologici e psichiatrici. Basti pensare che il termine psichiatrico di “isteria” è, derivato dalla credenza dei medici dell’antica Grecia che la perdita inspiegabile delle funzioni motorie e di speciali funzioni sensoriali nelle donne fosse causata dal migrare dell’utero disancorato in parti distanti del corpo, dove andava a interferire con i fisiologici meccanismi di funzionamento.


Interazione tra sistema nervoso centrale e apparato genitale femminile

Oggi è ben noto che le funzioni dell’apparato genitale femminile sono sottoposte a una complessa regolazione di tipo neuroendocrino. L’integrazione tra sistema nervoso centrale (sistema sovraipotalamico, centri ipotalamici, adenoipofisi) e attività endocrina ovarica regola l’attività ciclica dell’asse ipotalamo-ipofisario. Tale asse, chiamato gonadotropo, è sensibile a numerosi fattori esogeni ed endogeni, quali luce, temperatura o stato nutrizionale. L’asse gonadotropo presenta, inoltre, una sensibilità particolare agli influssi psicosociali, ovvero alla percezione che il soggetto ha e la rappresentazione mentale che egli forma delle sue interazioni con i membri del gruppo sociale a cui appartiene. Le interferenze dei fattori psicosociali sono medianti in gran parte dall’attivazione transitoria o costante dell’asse corticotropo che è in grado di modificare il funzionamento dell’asse gonadotropo a più livelli:


a livello ipotalamico, il CRH inibisce la secrezione pulsatile di LH-RH direttamente o indirettamente, tramite gli oppioidi endogeni.

a livello ipofisario, i glucocorticoidi riducono la sensibilità dell’ipofisi all’LH-RH.

a livello gonadico, i glucocorticoidi diminuiscono l’espressione dei recettori dell’LH da parte delle cellule della granulosa.


Ansia e patologia ginecologica

Le alterazioni a carico dell’asse gonadotropo sono le cause più comunemente responsabili delle patologie legate in vario modo all’alterazione del ciclo mestruale. Nell’ambito di questo complesso meccanismo, un ruolo di particolare rilievo è svolto dal sistema sovraipotalamico, la cui attività è modulata da stimoli di vario tipo tra cui, particolarmente importanti, appaiono gli stimoli psicogeni ed emozionali. In virtù di tale processo è ipotizzabile una via preferenziale di azione dell’ansia sulla patologia ginecologica, tenendo conto che non sempre i disturbi d’ansia si presentano come crisi d’ansia acuta, anzi, nelle forme patologiche più classiche, come il disturbo da somatizzazione o l’ipocondria, il fenomeno ansioso si presenta come un tipo di organizzazione stabile della coscienza e, di conseguenza, della personalità, quasi che il succedersi frequente di questo tipo di struttura di coscienza crei le condizioni perché il soggetto lo privilegi rispetto ad altri tipi e/o possibilità. In questo modo si realizza un circuito per cui un fenomeno limitato e specifico si generalizza permeando tutta la personalità, specialmente quando queste evenienze si concretizzano nel periodo di formazione della stessa. L’ansia diviene allora una (o la) dimensione abituale della vita psichica patologica dell’individuo che per abitudine e apprendimento la usa per organizzare il suo modo di vivere la realtà. Alla luce di questi meccanismi si comprende anche come possa essere insidioso il substrato ansioso che, se non viene colto, può complicare al ginecologo tanto la corretta diagnosi della patologia, tanto l’intera gestione della paziente. Fondamentale, in tal senso, come auspicato dalla medicina psicosomatica è l’inquadramento generale del soggetto, allargando il campo di osservazione ben oltre il solo apparato genitale, per cogliere i tratti semeiologici che permettono di inquadrare come ansiosa la paziente. A tal proposito si deve ricordare come tali soggetti non sempre pongono in primo piano nel loro racconto le connotazioni più proprie dell’ansia, ma spesso lamentano elementi marginali focalizzando sull’incapacità a concentrarsi (da controllare da parte del medico con le capacità attentive manifestate durante il colloquio), l’esauribilità delle risorse psicofisiche e la conseguente affaticabilità, la continua ruminazione mentale, lo stato di tensione muscolare con tremori, spesso riferiti come tremori interni, l’incapacità a rilassarsi e i disturbi del sonno con particolare difficoltà nell’addormentamento.

Di seguito si riporta un elenco di segni e sintomi generali che se presenti in vario modo possono orientare per la presenza di disturbi d’ansia:

•Preoccupazioni, apprensione, irritabilità

•Tensione, facilità al pianto, irrequietudine

•Fobie

•Insonnia, incubi, terrori notturni

•Difficoltà di concentrazione, riduzione della memoria

•Perdita di interessi, umore depresso

•Dolori muscolari, contrazioni cloniche, stridore di denti, voce tremante

•Ronzio auricolare, visione confusa, vampate improvvise di caldo e di freddo

•Tachicardia, palpitazioni, dolori anginoidi, lipotimie

•Senso di oppressione o di costrizione toracica, sensazione di soffocamento

•Difficoltà a deglutire, dispepsia

•Secchezza delle fauci, rossore, pallore, sudorazione

Il riconoscimento delle componenti psicoemotive permette di gestire al meglio da parte del ginecologo sia il percorso diagnostico-terapeutico, sia la relazione medico-paziente, fermo restando l’imprescindibile correlazione di questi due momenti. Nei casi più impegnativi può rendersi necessaria un’azione combinata con lo psichiatra e con il medico di base. Il ruolo di quest’ultimo è particolarmente importante nella gestione di quelle pazienti stabili che aderiscono alla terapia.

L’approccio multidisciplinare è di sicura efficacia ed è sempre auspicabile una buona integrazione tra i servizi sociali, il supporto della famiglia e le cure mediche generali, psico-farmacologiche e psicoterapeutiche.


Stress e ansia

L’ansia, nelle sue complesse e multiformi espressioni, può essere considerata come un aspetto particolare di un fenomeno più generale rappresentato dallo stress.

Lo stress è spesso considerato, in maniera limitativa, come un insieme di stimoli ambientali che agisce in senso negativo sull’organismo. Altre volte viene, invece, inteso come una situazione complessa che comprende sia gli stimoli che la risposta dell’organismo a tali stimoli. In ogni caso lo stress va sempre considerato come una risposta dell’organismo a stimoli di varia natura. In effetti la prima elaborazione del concetto di stress nella sua forma attuale è dovuta ad Hans Selye che, sulla base di osservazioni di fisiologia animale, successivamente confermate sull’uomo, ha definito con il termine stress: “una risposta aspecifica dell’organismo ad ogni richiesta effettuata su di esso”.

In base a questa formulazione, stimoli di varia natura (chimici, fisici o psicosociali) tendono a produrre nell’animale e nell’uomo una medesima reazione fisiologica, identificata nei primi studi di Selye in un’attivazione dell’asse ipotalamo-ipofisi-corticosurrene, che, come abbiamo evidenziato prima, tra le molteplici azioni, può interferire con il corretto funzionamento dell’asse ipotalamo-ipofisi-ovaio e può, quindi, essere alla base di molteplici patologie ginecologiche.

Nella concezione di Selye lo stress era visto come una reazione normale, adattativi e finalizzata a migliorare la capacità di sopravvivenza dell’individuo di fronte a vari stressors. Essa, tuttavia, poteva diventare patogena se protratta con eccessiva intensità per lunghi periodi. L’innovazione del concetto di Selye sta nell’aver dimostrato una modalità unitaria di reazione a stimoli molteplici e di averne messo in evidenza il doppio significato di risposta utile e adattativi, ma, allo stesso tempo, potenzialmente patogena in circostanze estreme.

Gli studi scientifici hanno successivamente arricchito e in parte modificato il concetto di stress, senza però intaccarne la sostanza. Si è innanzitutto dimostrato che la reazione dell’organismo agli stressors è sempre multisistemica e multimodale. Essa, infatti, si manifesta con l’attivazione di vari sistemi di risposta neuroendocrina, metabolica e immunitaria. La risposta biologica dello stress si accompagna, inoltre, costantemente ad una risposta comportamentale, ad essa funzionalmente associata. In genere, la risposta biologica è finalizzata a costituire il supporto funzionale al comportamento, ma in alcune circostanze essa può essere dissociata dalla risposta comportamentale. Lo stress viene, dunque, ad essere definito come una risposta biologico-comportamentale integrata.

Gli studi sulle emozioni hanno successivamente dimostrato che la reazione di stress si manifesta ogni volta che uno stimolo agente sull’organismo induce un’attivazione emozionale mediata dal sistema libico-ipotalamico. Il successivo sviluppo di queste osservazioni ha condotto alla inevitabile conclusione che, nell’uomo, la categoria di stressors che con massima frequenza induce la reazione di stress è rappresentata dalla rete delle transazioni personali che sorgono nella vita associata, i cosiddetti fattori psicosociali che abbiamo citato in precedenza.


Agostino Menditto, Paolo Menditto. Sindrome Premestruale e Disturbi Ginecologici. Carocci Editore, Roma, 2009


Pubblicato il 3 marzo 2011


Vedi anche:

Sangue e dolore

Ansia e ginecologia